Dopo la salita al Kilimangiaro dello scorso anno , la nostra intrepida Silvana, che allena le sue gambe sulle Orobie, raggiunge la vetta del Bianco
AVVICINAMENTO NOTTURNO ALLA VETTA
Che dire.
Consiglio questa ascensione a tutti.
Non c'è nessuna difficoltà alpinistica.
L'unico problema è dato dalla quota, ma per questo ci sono tanti accorgimenti per rendere il percorso più facile.
Tra l'altro si porta lavoro alla persone del luogo, competenti e meritevoli.
Quindi grazie a Denis, Nicholas e Godwin, le nostre guide, che con pazienza e tenacia ci hanno accompagnato in cima in sicurezza.
“Step by step. Guys keep pushing!”
Come continuavano a ripeterci la notte della vetta.
Ragazzi mi mancate tantissimo!
Mia figlia era un fantasma.. girava per casa come un’ombra , vestita sempre di nero , i capelli lunghi che le coprivano il volto .
Non parlavamo davvero da molto tempo, giusto due parole a colazione e a cena ,poi scappava nella sua stanza e si chiudeva dentro.
Gaia era il nome che mia moglie ed io le avevamo dato, ma dai 13 anni in su di gaio non c’era più molto.
Non sapevo come prenderla, avevo rinunciato a recuperare un rapporto anche minimo . era una sconfitta su tutti i fronti.
Poi è arrivato il virus e l’invito a restare a casa.
Convivenza forzata giorno e notte, scuola a distanza per lei, lavoro a distanza per me ..niente attività sportive ..Tranne la mia possibilità di volare in parapendio, essendo socio di un club di volo.
Una grande opportunità.. che Gaia non aveva mai colto prima , perché terrorizzata dall’idea di stare appesa ad una vela colorata, in balia del vento da sola con se stessa..
Ma con la situazione creata dal virus ,Gaia avrebbe fatto di tutto per uscire dalla bolla in cui si sentiva intrappolata , anche venire con me a fare un volo in biposto (una sola vela con due imbraghi ed un solo pilota) .
Così , in un giorno perfetto per volare, siamo usciti insieme in silenzio con una direzione precisa ,il monte da cui ero solito decollare.
Ho aiutato Gaia ad indossare l’imbrago e le ho dato poche semplici regole su come comportarsi : inoltre se avesse avuto paura, sarebbe bastato una leggera pressione della mano sulla mia gamba ed io sarei atterrato.
Poi la breve corsa , i piedi che si staccano da terra ed il nostro volo è iniziato ..
E ,mentre tutto si allontanava ed il vento ci sferzava il viso, noi passeggiavamo nel cielo, insieme ….
Mi aspettavo prima o poi che Gaia mi chiedesse di andare ad atterrare , ma non è accaduto.
All’inizio era rigida , poi si è rilassata e guardava a destra e a sinistra ,prima le mani aggrappate alle ai distanziali, poi lasciate fluttuare nell’aria .
50 minuti ..l’ho fatto durare il più possibile, sfruttando ogni termica.. poi siamo atterrati con mio enorme dispiacere perché avrei voluto prolungare quel momento all’infinito .
Una volta sganciata dalla vela ,si è staccata violentemente per allontanarsi da me: una fitta al petto, poi un tuffo al cuore quando si è girata a guardarmi, gli occhi fissi nei miei a lungo e poi un timido sorriso le ha rallegrato il viso.
Vorrei dirvi che tutto è cambiato da allora ., ma non è così.. Solo pochi segnali: ..una maglietta o i calzini colorati, un buongiorno al mattino , la porta della sua camera socchiusa , un biglietto con su scritto ..quando facciamo ancora un volo INSIEME ?? !!
Quindi sono felice, perché questo dannatissimo virus e le regole che oggi siamo ancora costretti a seguire mi hanno fatto riflettere su quanto sia prezioso lo scorrere dei secondi, minuti ed ore che compongono la nostra vita ..e Gaia forse sta capendo che non abbiamo abbastanza tempo per interpretare un ruolo che non ci appartiene.
Lei ora è ridiventata “un gabbiano con almeno l’intenzione del volo” per dirla con una frase di una famosa canzone di Giorgio Gaber ..se poi riuscirà davvero a volare per ora non sono in grado di dirlo, ma ci spero. .
Letizia Carluccio Lesca
Momento ad alto contenuto mistico nel duomo di Montichiari , dopo il lauto pranzo di bolliti e le abbondanti libagioni....
Vedete questo Signore? È il dottore strutturato che mi ha seguito durante il trapianto, lo stesso che mi ha portato le sacche del midollo in camera e mi ha detto: "sei pronta a nascere per la seconda volta". Lo stesso dottore che se non era in reparto mi sentivo meno al sicuro, che lavora dietro le quinte, che vede e muove tutto, lo stesso che non era mai troppo impegnato per ritagliarsi del tempo per me, giusto per aprire la porta, guardarmi, farmi due domande, ridere o incazzarsi a seconda delle mie risposte, e poi andarsene in cerca di un piano per farmi uscire da quella stanza sterile viva. Quello stesso dottore che giorno dopo giorno apriva la porta della mia stanza e la chiudeva sempre più triste e preoccupato! Non si dava pace, stavo morendo davanti ai suoi occhi e lui non riusciva a trovare il modo di aiutarmi! Mi rivoltó come un calzino, mi sottopose a diversi farmaci a non so a quante sperimentazioni! Quante volte mi sono sentita una scimmia sotto le branchie della scienza! Ma ha funzionato ed è grazie a questo dottore, che sono qui oggi, felice, e con una seconda opportunità da sfruttare per realizzare i miei sogni! Lo stesso dottore che per me è stato come un secondo papà, che mi ha accudita e protetta, che non si è mai arreso, che passa più ore con i suoi pazienti che a casa, che ha rinunciato a tutto per dedicarsi ai suoi bambini/adolescenti leucemici! Lo stesso dottore che ha passato notti nel suo ufficio per trovare il modo di aiutarmi, che mi parlava schiettamente, che ha una risata tutta sua e riconoscibile dal corridoio, che diventa rosso per la rabbia quando le cose non vanno come dice lui, che usa il suo ufficio come punto di ritrovo di se stesso, perché quando muore un paziente, anche una parte del suo cuore se ne và! E puntualmente decide di mollare tutto ma non ci riesce, ama troppo quello che fa! Perché per lui essere medico non è una professione, ma la sua vita! Grazie dottor Rovelli ❤
La nostra amica Letizia Carluccio ,socialmente attiva sul territorio di Ivrea, descrive all'emittente televisiva Rete Canavese la mostra evento organizzata in città ,per educare e sensibilizzare al problema del femminicidio e della violenza contro le donne.